Nel paese di Cesare Beccaria

Partendo da uno spunto di riflessione proposto su Carta Straccia, ho deciso di sottolineare quella che è la mia idea sulle condanne e sulla giustizia. Inizio con il puntellare il discorso sul fulcro del garantismo:

«ogni persona è innocente fino a prova contraria.»

Prigione

Se viviamo in uno stato di diritto è giusto che le leggi vengano rispettate e condivise da tutti i cittadini ed è sacrosanto che i nostri rappresentanti al Parlamento della Repubblica siano persone onorevoli, visto che si sono fregiati di tale aggettivo sostantivizzato. Il cittadino dovrebbe poter scegliere in coscienza chi realmente è degno di essere il suo rappresentante alla massima istituzione democratica. L’iniziativa del comico genovese tanto noto ai più ormai da qualche mese è cosa degna di nota nella sostanza ma non nella forma. L’insulto gratuito non si confà ad una discussione politica civile sulla convenienza di candidare delle persone condannate definitivamente e quindi ritenute colpevoli di un qualche delitto da un tribunale. Tutto ciò, è bene dirlo, si deve però configurare nella situazione attuale; cioè quella che vede il cittadino impossibilitato a scegliere la persona da deputare.

In questo contesto è allora una mia speranza quella di vedere i giovani farsi spazio a gomitate anche e soprattutto in un partito di maggioranza larghissima per affermare la loro volontà di cambiamento e il loro diniego verso un essere CASTA. Il problema va concretizzato quindi sul fatto che ci sono troppi peli sulla lingua da parte dei leader che i giovani, per la loro bassa esperienza, dovuta per forza di cose all’età, non hanno.

Bisogna appoggiare Fini, Di Pietro e il loro operato per far sentire loro la vicinanza di tutti, anche dei giovani forzisti. La voglia di un parlamento pulito non nasce di certo da un Grillo ma ha una lunga storia alle spalle. C’è anche da dire però che noi siamo connazionali di Cesare Beccaria e non possiamo far finta che la morale vada solo in un senso. Mi spiego meglio: noi dobbiamo far valere anche i princìpi sanciti dalla costituzione Repubblicana e dalla nostra etica sociale, non possiamo dire che un condannato che abbia scontato in pieno la sua pena non sia stato riabilitato, altrimenti la pena stessa non avrebbe senso d’esistere.

Se da un lato è giusto eliminare dalle liste (da Roma) i nomi di coloro i quali si siano macchiati di reati che hanno poco a che fare con una pulizia morale tanto acclamata, dall’altro dobbiamo anche far presente che non si può far passare il messaggio che chi ha pagato debba continuare a farlo a vita. Ciò sarebbe anche più facile se lo Stato fosse più autoritario e imponesse che le pene venissero scontate con piena certezza, senza ovviamente trasformare le patrie galere in bagni penali ottocenteschi.

Ricordiamoci di Beccaria e Hugo e facciamo in modo che la giustizia sia applicata per intero e con giudizio. I magistrati facciano il loro mestiere ma senza protagonismo e agone politico, non come moderni Javert; in quanto essi sono detentori di un largo potere che può arrivare a privare un cittadino della propria libertà. La libertà è la cosa più importante e meno apprezzata fin quando non la si perde.

Lo Stato ha nelle sue mani il diritto come somma di quello di tutti i cittadini. Non possiamo pensare ad una pena se non nell’ottica del recupero di un condannato. Gli si infligga quest’ultima per fargli apprendere quali siano le regole violate e così riscattarlo, non per marchiarlo a vita o ingiallire i suoi documenti come se fosse un miserabile. Signori, vorreste vedere vostro figlio punito per una marachella essere accompagnato dalla colpa tutta la vita a causa di questo? Non è forse figlio della Patria anche un reo che abbia scontato una pena per un qualche delitto?
Lo stesso Beccaria diceva che la questione morale, tanto cara a Berlinguer ma non ai suoi discendenti dei Democratici di Sinistra, va disaccoppiata dalla commissione della pena da infliggere. Se è un peccato delinquere a quello ci deve pensare Dio, non certo un tribunale, che invece deve decidere se il fatto commesso è delittuoso o meno secondo l’imperfetta legge dello Stato. Punto.

Se si vuole escludere un condannato a priori dal Parlamento forse non si fa proprio qualcosa di buono. Forse è giusto che chiunque abbia saldato il suo conto con noi cittadini onesti sia pienamente riscattato e abile a fare anche il deputato. Altrimenti a che serve punire? Ovviamente in tutto ciò bisogna vedere nello specifico chi ha fatto cosa.

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