Archivi del mese: febbraio 2008

Ai post l’ardua sentenza

C’è ormai anche questa adesso. Giro per la rete e mi imbatto in una espressione mutuata dal passato che punta dritta al futuro, al nuovissimo. 🙂

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Alla ricerca di un possibile futuro

Siamo sempre spinti alla ricerca di un possibile futuro. Ciò è confermato da quello che compriamo, che guardiamo, che ci interessa. Il caso vuole, infatti, che facciamo di tutto per programmarci un possibile domani in un’età che è quella dell’incertezza. Se compriamo romanzi, riviste e film che parlano di fantascienza, di olocausto nucleare, di robot, spazio e cyborg c’è un motivo incoscio.

La nostra natura più bassa, il nostro Id, ci spinge verso la conoscenza, ma non per voglia di sapere fine a se stessa o elevamento culturale. Per paura. La paura ci governa e ci guida, ci impedisce tramite l’istinto di cadere nelle trappole che il destino ci ha teso e lo fa con arguzia da millenni. L’uomo evolve e cerca risposte a domande incomprensibili che trattano quasi sempre del suo essere e del suo avvenire. La nostra paura più grande non a caso è la fine di tutto sancita dalla morte.

In questo scenario ecco apparire i film e i romanzi catastrofici. Basti vedere “Io sono Leggenda” uscito nel 2007 oppure la prossima produzione di “Terminator 4”. Adesso si progetta anche una trilogia fantascietifica con protagonista John Connor, il salvatore del mondo dopo l’avvento dell’olocausto nucleare ad opera dell’intelligenza artificiale nata sulla rete di Skynet.  Il protagonista sarà Christian Bale, già primo attore in “Batman Begins” ed “Equilibrium”. Uscirà a maggio del 2009, per chi fosse interessato.

 Terminator Salvation

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La filosofia è anche pensiero matematico

Mi sono imbattuto in questo bel testo teatrale, almeno credo che lo sia, di Ascanio Celestini sullo sciopero dei filosofi. Una lettura non gli si dovrebbe negare perché è davvero bello e veloce da leggere. Fidatevi. 🙂

«“Signor presidente”, dice il segretario, “oggi comincia lo sciopero dei filosofi”.

All’inizio nessuno se ne accorge. Come se scioperassero le pulci sui cani o le carie nella bocca. Poi i filosofi incrociano le braccia davanti ai libri nelle biblioteche, nelle scuole e nelle università. Scioperano davanti al pensiero. Senza i filosofi non si può pensare. Gli operai di Torino al funerale dei loro compagni non riescono a capire. Se ne vanno dai filosofi, da Carlo Marx, gli chiedono: “Perché ’sti cinque so’ morti? Perché lavoriamo otto ore al giorno e non bastano e ce ne vogliono altre quattro per portare a casa lo stipendio?”. Marx gli potrebbe dire che c’è stato un tempo in cui il lavoratore se ne andava al bosco che era di tutti, a prendere un pezzo di legno che diventava il suo, per lavorarlo con gli strumenti che erano suoi, per farci una sedia che era la sua, per venderla a un prezzo che faceva lui ed era un prezzo giusto. Adesso l’operaio va in una fabbrica che non è la sua, lavora con macchine che non può comprare, costruisce qualcosa che non gli appartiene e spesso non sa manco cos’è. “Questa è l’alienazione”, gli direbbe Marx. Che non è una specie di tristezza come nei film degli anni sessanta, ma un trucco del mercato per arricchire i padroni. Gli direbbe che il loro presidente del consiglio era il presidente dell’Iri ai tempi in cui la Thyssen Krupp è venuta a fare la spesa in Italia, ai tempi in cui il governo si svendeva le fabbriche. Che si sono comprati la loro acciaieria per chiuderla, come il proprietario di una macelleria compra la macelleria di fronte alla sua solo per azzerare la concorrenza. Ma non glielo dice perché oggi è il giorno in cui scioperano i filosofi.

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Da dove attinge la satira

A volte una canzoncina, un motivetto orecchiabile può essere mutuato con delle immagini ad hoc e confezionato su YouTube per sbeffeggiare simpaticamente l’avversario politico. Il caso vuole che la sigla più utilizzata per quest’operazione sia al momento una delle più amate di tutti i tempi, quella del telefilm che vedeva Robin Williams come protagonista il cui titolo era “Mork e Mindy”.

Ovviamente chi volete che sia l’obiettivo satirico di una canzone che nel suo ritornello ha le parole nano-nano? 😀

Ecco il video con la sigla completa per la vostra gioia nostalgica. Continua a leggere

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Una recensione di Pulp Fiction (1994)

Pulp Fiction
Los Angeles. Una serie di assurdi personaggi vive altettante vicende che finiscono per incrociarsi tra loro. Due killer balordi, Jules Winfield (Samuel L. Jackson) e Vincent Vega (John Travolta), uccidono per sbaglio uno scagnozzo rivale e cercano in tutti i modi di ripulire la propria auto prima che qualcuno se ne accorga.
Mia (Uma Thurman), la donna del boss Marcellus Wallace (Ving Rhames) va in overdose per una dose “sbagliata” di eroina e il suo accompagnatore – sempre Vincent – cerca di rianimarla tramite un’iniezione di adrenalina.
Butch (Bruce Willis), un pugile di terz’ordine, non rispetta un incontro di boxe truccato e per questo viene inseguito dagli sgherri del boss Marcellus, ma un ulteriore imprevisto sorprenderà l’uno e gli altri. Infine due rapinatori, Yolanda (Amanda Plummer) e Ringo (Tim Roth), finiscono per rapinare la caffetteria dove si trovano Vincent e Jules, scatenando l’ira di quest’ultimo…

Travolta

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La Libertà guida il popolo

Ascoltare

«Se la libertà vuol dire veramente qualcosa, significa il diritto di dire alla gente quello che la gente non vuol sentire.»

George Orwell

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Il ruolo della donna – Qui 2008

Si parla tanto del ruolo della donna. Si cerca sempre più di renderla protagonista del nostro secolo, operazione per la verità iniziata già molti anni or sono. Ebbene, oggi possiamo dire che la donna è diventata un simbolo di efficienza e di coraggio come mai prima d’ora. Tutto questo sessismo per l’affermazione di un ruolo e uno spazio nella società ha di certo prodotto i suoi frutti, anche se a discapito di un sentire comune del maschio che si è notevolmente indebolito. L’uomo viene sempre più sopraffatto proprio per il suo antichissimo “retaggio”.

Donna manager

Mi è capitato ieri di assistere, ad esempio, ad una accesa discussione tra una donna, molto forte e virile e di certo non avvenente, e un uomo per giunta più grande e con più charme. L’uomo ha perso miseramente. Non ha detto nulla e ha accettato dei rimbecchi molto iniqui e ingiusti, frutto anche di una schermatura creata nei secoli che impone all’uomo una certa cavalleria verso la donna. Alla fine un signore che assisteva ha commentato: «è davvero strano. Una volta era la donna a dover arrossire, oggi è l’uomo. Guardate com’è rosso in viso», indicando l’uomo sempre zitto.

I tempi cambiano e con essi le mode e i costumi. Ci affidiamo alle donne per caricarle con compiti impossibili, missioni suicide. Basti pensare a quello che tocca alla Finocchiaro in Sicilia, di certo donna forte e verace (in verità mi ricorda molto una mia professoressa), oppure alla Santanché come già esplicato ampiamente nel post precedente.  Ma siamo davvero così sicuri che tutto ciò non produca in un certo senso delle storture?

Io critico il voler posizionare il sesso ormai non più tanto debole in ruoli forzati e caricaturali. Storpiare la natura umana è qualcosa che ha sempre trascinato molti in operazioni per lo meno bizzarre.

Sarebbe meglio lasciare che le cose siano equilibrate e non voler a tutti i costi far diventare la donna una specie di uomo in gonnella.

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