E chi l’avrebbe mai detto che il presidente dell’ARS potesse uscirsene con questa proposta? Proporre una lista Lista Blog non è cosa da politici, almeno fino ad oggi. Sembrava solo un’iniziativa di prerogativa grillesca e invece…
Di certo ho scoperto da poco il blog di Micciché e non mi sarei mai aspettato di trovarci un vero blogger attento ai problemi posti dal basso con un mezzo innovatore qual è Internet. Mi sono dovuto ricredere leggendo qualche post e intervento passato e la miriade di interventi degni del più grande blog italiano come quello dell’osannato Grillo. Ecco per inciso cosa dice G. M.:
[...] Passiamo all’azione facendo i conti con la realtà che ci circonda. Non ho voluto e non voglio illudere nessuno di voi e tanto meno me stesso ma la politica si fa con i numeri e con la partecipazione.
Partecipiamo, partecipate portando all’interno delle istituzioni un nuovo modo di fare politica. Per questo insisto sulla opportunità di lanciare la nostra lista alle prossime elezioni regionali, la lista del blog, la vostra lista. [...]
Los Angeles. Una serie di assurdi personaggi vive altettante vicende che finiscono per incrociarsi tra loro. Due killer balordi, Jules Winfield (Samuel L. Jackson) e Vincent Vega (John Travolta), uccidono per sbaglio uno scagnozzo rivale e cercano in tutti i modi di ripulire la propria auto prima che qualcuno se ne accorga.
Mia (Uma Thurman), la donna del boss Marcellus Wallace (Ving Rhames) va in overdose per una dose “sbagliata” di eroina e il suo accompagnatore - sempre Vincent - cerca di rianimarla tramite un’iniezione di adrenalina.
Butch (Bruce Willis), un pugile di terz’ordine, non rispetta un incontro di boxe truccato e per questo viene inseguito dagli sgherri del boss Marcellus, ma un ulteriore imprevisto sorprenderà l’uno e gli altri. Infine due rapinatori, Yolanda (Amanda Plummer) e Ringo (Tim Roth), finiscono per rapinare la caffetteria dove si trovano Vincent e Jules, scatenando l’ira di quest’ultimo…
Si parla tanto del ruolo della donna. Si cerca sempre più di renderla protagonista del nostro secolo, operazione per la verità iniziata già molti anni or sono. Ebbene, oggi possiamo dire che la donna è diventata un simbolo di efficienza e di coraggio come mai prima d’ora. Tutto questo sessismo per l’affermazione di un ruolo e uno spazio nella società ha di certo prodotto i suoi frutti, anche se a discapito di un sentire comune del maschio che si è notevolmente indebolito. L’uomo viene sempre più sopraffatto proprio per il suo antichissimo “retaggio”.
Mi è capitato ieri di assistere, ad esempio, ad una accesa discussione tra una donna, molto forte e virile e di certo non avvenente, e un uomo per giunta più grande e con più charme. L’uomo ha perso miseramente. Non ha detto nulla e ha accettato dei rimbecchi molto iniqui e ingiusti, frutto anche di una schermatura creata nei secoli che impone all’uomo una certa cavalleria verso la donna. Alla fine un signore che assisteva ha commentato: «è davvero strano. Una volta era la donna a dover arrossire, oggi è l’uomo. Guardate com’è rosso in viso», indicando l’uomo sempre zitto.
I tempi cambiano e con essi le mode e i costumi. Ci affidiamo alle donne per caricarle con compiti impossibili, missioni suicide. Basti pensare a quello che tocca alla Finocchiaro in Sicilia, di certo donna forte e verace (in verità mi ricorda molto una mia professoressa), oppure alla Santanché come già esplicato ampiamente nel post precedente. Ma siamo davvero così sicuri che tutto ciò non produca in un certo senso delle storture?
Io critico il voler posizionare il sesso ormai non più tanto debole in ruoli forzati e caricaturali. Storpiare la natura umana è qualcosa che ha sempre trascinato molti in operazioni per lo meno bizzarre.
Sarebbe meglio lasciare che le cose siano equilibrate e non voler a tutti i costi far diventare la donna una specie di uomo in gonnella.
Sono rimasto notevolmente colpito stanotte dall’intervista condotta a Matrix al candidato premier de La Destra Daniela Santanché. Ho visto Veltroni, ho visto Berlusconi, ho visto Fini, ho visto Casini e Bertinotti. Non ho visto l’anima, il cuore e il sangue che la Santanché aveva. Era commossa, ma non come ci si aspetta da uno che viene leso nell’intimo, no proprio no. Lei si “muoveva” con i suoi ideali, era trasportata, sembrava crederci davvero e ha strappato degli applausi a molte persone che magari non la voteranno neanche o che almeno non hanno voglia di farlo.
Io ho sempre pensato alla politica come un mestiere da uomini e oggi sono stato pienamente smentito. Ci sono delle donne che possono fare la differenza, che possono affermare delle cose con gli occhi carichi di rabbia, di passione e d’amore. Come ha ben detto a Mentana, lei sarebbe entrata nel circo non con i gatti ma con le tigri. In effetti di strada ne ha fatta e qualche amicizia l’ha anche messa sul piatto; come quella di Ignazio La Russa. Se non fosse stato per questi, infatti, la nostra “pantera” (come ama definirsi quando si arrabbia) non sarebbe dov’è. Di certo la sua irruzione sulla scena mediatica è cosa gradita. Ci vuole qualcuno che dica pane al pane e vino al vino, anche se magari sai che sarà la minoranza dell’Italia, ma che l’Italia la vive davvero, che la sente nelle vene, che gliela leggi negli occhi. Keep reading →
Partendo da uno spunto di riflessione proposto su Carta Straccia, ho deciso di sottolineare quella che è la mia idea sulle condanne e sulla giustizia. Inizio con il puntellare il discorso sul fulcro del garantismo:
«ogni persona è innocente fino a prova contraria.»
Se viviamo in uno stato di diritto è giusto che le leggi vengano rispettate e condivise da tutti i cittadini ed è sacrosanto che i nostri rappresentanti al Parlamento della Repubblica siano persone onorevoli, visto che si sono fregiati di tale aggettivo sostantivizzato. Il cittadino dovrebbe poter scegliere in coscienza chi realmente è degno di essere il suo rappresentante alla massima istituzione democratica. L’iniziativa del comico genovese tanto noto ai più ormai da qualche mese è cosa degna di nota nella sostanza ma non nella forma. L’insulto gratuito non si confà ad una discussione politica civile sulla convenienza di candidare delle persone condannate definitivamente e quindi ritenute colpevoli di un qualche delitto da un tribunale. Tutto ciò, è bene dirlo, si deve però configurare nella situazione attuale; cioè quella che vede il cittadino impossibilitato a scegliere la persona da deputare. Keep reading →
Si può seriamente pensare che il comico Beppe Grillo risolverà i problemi dell’Italia dal suo blog? Ci vuole davvero un comico per smuovere le coscienze politiche della gente? Io mi chiedo se chi si avvicina a lui e lo segue come leader di un partito virtuale o civico può sentirsi a tutti gli effetti rappresentato ed essere orgoglioso del fatto che ci sia voluto proprio lui per spingerlo all’impegno sociale. Magari ci si dimentica che nella nostra storia ci sono state persone come Cavour, Mazzini, Giolitti, De Gasperi, ecc.
La lista è lunga ma nessuno se lo ricorda davvero perché bisogna far spettacolo e dire le cose in maniera da far ridere o piangere per interessare davvero la gente.
Spot e slogan martellanti
Se uno davvero vuol cambiare le cose si impegna politicamente in prima persona o vota almeno in maniera da costruire un cambiamento della situazione, se la situazione non gli piace. Partecipando attivamente alla politica nazionale o locale si può benissimo essere una bandiera di cambiamento col proprio operato, anche in un partito del 30 o 40%. Bisogna svegliare il torpore mentale in cui ci si ritrova per ozio o pigrizia e dire le cose che si pensano facendo valere le proprie opinioni. Questo non deve per forza avvenire in maniera semplice e con un vaffanculo ma potrebbe anche richiedere un grande sforzo personale.
Con questo non dico che Grillo non dica sempre delle cose giuste. Il fatto è che si procede verso una deriva qualunquista che porta a dire:
«Qualunque cosa fa schifo. Qualunque persona che cerchi di sistemare tal cosa fa schifo. Qualunque politico fa schifo. Qualunque qualunque è qualunque in qualche modo.»
Adesso stanno esagerando. Ma vogliamo finirla con questo canone o no? È una tassa completamente ingiusta visto lo sperpero continuo dei soldi che la Rai ogni anno richiede in maniera costante e continuativa. Ma dico io, con tutto il canone dove sono i programmi di approfondimento? Quali sono i documentari prodotti? Uno ne ha piene le scatole della poltiglia che vorrebbero propinargli ogni santo giorno e non vuole vedere la TV ma leggere soltanto giornali e libri e navigare su Internet… Ebbene, bisogna pagare! Ditemi voi se questa non è una truffa bella e buona verso il consumatore di qualcosa che non viene per nulla consumato se non nelle menti di coloro che interpretano un decreto regio dei tempi del fascio. Signori stiamo parlando del 1938.
In questo periodo sto leggendo con immenso piacere “La Casta”, che ormai non ha bisogno di alcuna presentazione, di Sergio Rizzo e GianAntonio Stella e “Terra!” di Stefano Benni.
Vediamo di far luce su un piacevolissimo romanzo che non è più di un libello qual è Terra! di Benni.
Un romanzo, un viaggio, un divertimento scatenato. È l’anno 2156: da una Parigi sotterranea e da un mondo ghiacciato dalle guerre nucleari, parte un’incredibile corsa spaziale, verso una nuova terra più vivibile. Contro la Proteo Tien, la scassatissima astronave sineuropea, e il suo ancor più scassato equipaggio, scendono in campo due colossali imperi: l’Impero militare samurai, con una miniastronave su cui un generale giapponese guida sessanta topi ammaestrati, e la Calalbakrab, la reggia volante del tiranno amerorusso, il Grande Scorpione. Intanto a terra, per risolvere un mistero legato alla civiltà inca, si affrontano Fang, un vecchio saggio cinese, e Frank Einstein, un bambino di nove anni genio del computer. La chiave del mistero inca del “cuore della terra” è anche la chiave del viaggio nello spazio. La discesa nelle viscere della montagna peruviana di Fang ed Einstein apparirà ben presto legata in modo magico e oscuro al viaggio della Proteo negli orrori e nelle allucinazioni dei Pianeti Dimenticati. Storie parallele e profezie, streghe astronaute e uomini serpente, geroglifici e slang spaziali, indovini e pirati, minestre misteriose e rivolte rock, sirene e computer con l’esaurimento nervoso si intrecciano in questo romanzo che fa invadere dagli eroi della vecchia avventura lo scenario della nuova avventura tecnologica. La scienza, la fantasia, la filosofia si arrestano davanti al mistero di una civiltà antichissima, e sfidano i potenti di un mondo guerriero. Riusciranno i nostri eroi ad aprire le quindici porte? Riusciranno a raggiungere il pianeta della mappa Boojum? Riusciranno a trovare, per la seconda volta, la Terra?
La prossima lettura sarà quella di “La nascita del pistolero. La torre nera”, graphic novel basata sull’opera di Sthephen King “La Torre Nera” (un’epica saga in 7 libri con protagonista Roland di Gilead. Questo libro a fumetti, scritto da Peter David e da Robin Furth, illustrato da Jae Lee e Richard Isanove, edito da Sperling & Kupfer nel 2007 e tradotto da Ronchett, narra la storia di un giovane Roland Deschain di Gilead e dell’inizio della sua avvincente avventura narrata egregiamente dallo Scrittore Stephen King nella lunga e famosa saga de La Torre Nera. Se non avete mai sentito parlare di questo romanzo vi invito a prendere nota di quanto riportato qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Nera
Molti pensano che la Grasso sia una squilibrata. Ecco perché io non la vedo così, anzi al contrario.
Tutte le uscite della Grasso sono seguite dalla Stampa e dal pubblico, merito indiscusso del suo fare istrionico e particolarissimo e della sua abilità nel recitare. Si vede facilmente, infatti, che l’assessore alla Cultura e alle Belle Arti utilizza ogni mezzo, usuale ed inusuale, per attrarre il pubblico e la cittadinanza ad interessarsi ai problemi che altrimenti languirebbero dimenticati tra le scartoffie comunali di un assessorato che conta migliaia di opere d’arte, a volte anche trafugate o indebitamente vendute.