Chiunque viva a Catania o nella provincia che volesse unirsi a noi, nelle discussioni online o per giocare realmente a Dungeons and Dragons, Vampire, CyberPunk 2020 o qualsiasi altro gioco di ruolo si senta libero di entrare a far parte della comunità.
Ho letto con partecipazione di un messaggio in cui si faceva riferimento ad un’immagine retorica che ci paragona al vapore. Siamo simili al vapore in quanto visibili e distinti solo per un certo lasso di tempo. Poi tendiamo a scomparire mischiandoci con il resto dell’Universo. Quest’immagine mentale che esprime la nostra transizione mi ha colpito.
Adesso si può. Cosa? Non vedere il festivàl e starsene buoni buoni sul blog attendendo che il blogger più paziente metta un giudizio con annesso video della canzone appena apparsa che più piace. Ecco come si può allora venire a fare la felice conoscenza di L’Aura.
Siamo sempre spinti alla ricerca di un possibile futuro. Ciò è confermato da quello che compriamo, che guardiamo, che ci interessa. Il caso vuole, infatti, che facciamo di tutto per programmarci un possibile domani in un’età che è quella dell’incertezza. Se compriamo romanzi, riviste e film che parlano di fantascienza, di olocausto nucleare, di robot, spazio e cyborg c’è un motivo incoscio.
La nostra natura più bassa, il nostro Id, ci spinge verso la conoscenza, ma non per voglia di sapere fine a se stessa o elevamento culturale. Per paura. La paura ci governa e ci guida, ci impedisce tramite l’istinto di cadere nelle trappole che il destino ci ha teso e lo fa con arguzia da millenni. L’uomo evolve e cerca risposte a domande incomprensibili che trattano quasi sempre del suo essere e del suo avvenire. La nostra paura più grande non a caso è la fine di tutto sancita dalla morte.
In questo scenario ecco apparire i film e i romanzi catastrofici. Basti vedere “Io sono Leggenda” uscito nel 2007 oppure la prossima produzione di “Terminator 4″. Adesso si progetta anche una trilogia fantascietifica con protagonista John Connor, il salvatore del mondo dopo l’avvento dell’olocausto nucleare ad opera dell’intelligenza artificiale nata sulla rete di Skynet. Il protagonista sarà Christian Bale, già primo attore in “Batman Begins” ed “Equilibrium”. Uscirà a maggio del 2009, per chi fosse interessato.
Mi sono imbattuto in questo bel testo teatrale, almeno credo che lo sia, di Ascanio Celestini sullo sciopero dei filosofi. Una lettura non gli si dovrebbe negare perché è davvero bello e veloce da leggere. Fidatevi.
«“Signor presidente”, dice il segretario, “oggi comincia lo sciopero dei filosofi”.
All’inizio nessuno se ne accorge. Come se scioperassero le pulci sui cani o le carie nella bocca. Poi i filosofi incrociano le braccia davanti ai libri nelle biblioteche, nelle scuole e nelle università. Scioperano davanti al pensiero. Senza i filosofi non si può pensare. Gli operai di Torino al funerale dei loro compagni non riescono a capire. Se ne vanno dai filosofi, da Carlo Marx, gli chiedono: “Perché ’sti cinque so’ morti? Perché lavoriamo otto ore al giorno e non bastano e ce ne vogliono altre quattro per portare a casa lo stipendio?”. Marx gli potrebbe dire che c’è stato un tempo in cui il lavoratore se ne andava al bosco che era di tutti, a prendere un pezzo di legno che diventava il suo, per lavorarlo con gli strumenti che erano suoi, per farci una sedia che era la sua, per venderla a un prezzo che faceva lui ed era un prezzo giusto. Adesso l’operaio va in una fabbrica che non è la sua, lavora con macchine che non può comprare, costruisce qualcosa che non gli appartiene e spesso non sa manco cos’è. “Questa è l’alienazione”, gli direbbe Marx. Che non è una specie di tristezza come nei film degli anni sessanta, ma un trucco del mercato per arricchire i padroni. Gli direbbe che il loro presidente del consiglio era il presidente dell’Iri ai tempi in cui la Thyssen Krupp è venuta a fare la spesa in Italia, ai tempi in cui il governo si svendeva le fabbriche. Che si sono comprati la loro acciaieria per chiuderla, come il proprietario di una macelleria compra la macelleria di fronte alla sua solo per azzerare la concorrenza. Ma non glielo dice perché oggi è il giorno in cui scioperano i filosofi.