27 Febbraio 2008...2:21

Santanché: cuore e sangue

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Sono rimasto notevolmente colpito stanotte dall’intervista condotta a Matrix al candidato premier de La Destra Daniela Santanché. Ho visto Veltroni, ho visto Berlusconi, ho visto Fini, ho visto Casini e Bertinotti. Non ho visto l’anima, il cuore e il sangue che la Santanché aveva. Era commossa, ma non come ci si aspetta da uno che viene leso nell’intimo, no proprio no. Lei si “muoveva” con i suoi ideali, era trasportata, sembrava crederci davvero e ha strappato degli applausi a molte persone che magari non la voteranno neanche o che almeno non hanno voglia di farlo.

Daniela Santanché

Io ho sempre pensato alla politica come un mestiere da uomini e oggi sono stato pienamente smentito. Ci sono delle donne che possono fare la differenza, che possono affermare delle cose con gli occhi carichi di rabbia, di passione e d’amore. Come ha ben detto a Mentana, lei sarebbe entrata nel circo non con i gatti ma con le tigri. In effetti di strada ne ha fatta e qualche amicizia l’ha anche messa sul piatto; come quella di Ignazio La Russa. Se non fosse stato per questi, infatti, la nostra “pantera” (come ama definirsi quando si arrabbia) non sarebbe dov’è. Di certo la sua irruzione sulla scena mediatica è cosa gradita. Ci vuole qualcuno che dica pane al pane e vino al vino, anche se magari sai che sarà la minoranza dell’Italia, ma che l’Italia la vive davvero, che la sente nelle vene, che gliela leggi negli occhi.

La Nazione. Molte volte ha usato il sostantivo nazione e non quello di paese. Si tende a perdere il senso delle parole. Si tende ad appellare qualcosa come robetta. Tanto alla fine stiamo in Europa, stiamo in Occidente, stiamo nella Nato. Leggetemi, e leggetemi bene: noi stiamo dove stiamo. Noi siamo figli di molte generazioni addietro. Noi siamo discendenti di quel Leonardo Da Vinci, di quel Dante Alighieri e di migliaia di altri nostri avi che il mondo agogna. Berlusconi dice bene quando afferma che ci vuole una destra. È sacrosanto!

La Destra ci vuole come ci vuole la Sinistra, anche se non nelle ideologie vetuste, buone per saggi e trattati ma non per la vita delle persone del 2008-2013. Vi è necessità di svolte, questo è vero, ma queste devono essere fatte guardando anche al passato, a chi siamo. Noi siamo tutti italiani. Noi siamo un popolo con una lunghissima storia, fatta anche di battaglie e di ideali che rimangono nei cuori e nelle tombe. I cimiteri non avrebbero senso senza la volontà e la necessità del ricordo. Nessuno può voler eliminare la nostra identità che risiede nella storia, anche se i tempi portano alla moderazione, cosa giusta, per carità.

Antonio BassolinoLa Santanché ha dettato all’Italia i suoi numeri e le sue regole. Ha detto che bisogna ricercare la responsabilità di chi sbaglia, accertarne l’identità con nome e cognome in maniera ferma e decisa. Bisogna attuare una virata totale ed estirpare il lassismo alla radice. Non si può permettere alla politica di dividere l’etica dal potere, l’eliminazione dell’una fa la solitudine dell’altro. La politica ha smarrito la sua missione e noi dobbiamo fargliela ricordare, noi giovani, noi anziani, noi Italiani. Basta con le scuse e le poltrone suturate. Stacchiamo Bassolino e la Iervolino come capofila di un degrado evidente per poi procedere a ritroso con tutta la lunga coda dietro.

Non facciamo però come coloro i quali seguono la battuta e l’oratoria di quegli altri che calcano i palcoscenici. Facciamo scendere i buffoni dai loro altarini e assurgiamo noi a giudici e garanti della nostra nazione. Facciamo sì che il populismo e il qualunquismo lascino il posto alla Politica, quella vera, quella Platonica. Finiamola di inseguire i frizzi e i lazzi e di piangere ridendo.

Io mi ritrovo pienamente d’accordo con la Santanché per il discorso riguardante la solidarietà. Come scritto nel post precedente ci vuole la certezza della pena e la responsabilità per il colpevole. La candidata per La Destra ha anche fatto il mio stesso esempio per quanto riguarda lo sgridare il proprio figlio per impartirgli una lezione. Ha espresso un vigore degno del nemico più temibile. Si è battuta e ad ogni domanda ha risposto prontamente ed efficacemente, senza peli sulla lingua. Ha detto di essere cattolica ma donna, di porgere sì l’altra guancia ma non di perdonare sempre e comunque. In somma sintesi una vera pantera mordente e fugace. Ha anche affermato che la sua affermazione di identità non vale solo per la cittadinanza italiana, ma anche per quello che si è, in tutto e per tutto.

«Se non si ruba non ci si deve mai vergognare di quello che si è».

Da donna e da madre ha affermato la necessità di riformare le coscienze, soprattutto quelle civiche. Si dovrebbe procedere alle liberalizzazioni di quelle lobby che stanno rendendo l’Italia un paese di serie B; come dimostra il fatto di dover abbassare lo sguardo di fronte agli insegnanti perché ormai sulla soglia di povertà. Si dovrebbe anche dire chiaramente: «Signori, non ci sono i soldi. Toglietevi dalla testa tutti i bei piani faraonici e riformiamo l’Italia con lavoro e sudore». Ecco cos’ha detto la Daniela. Ha scritto sui manifesti il suo slogan: «Ci credo». E sembrava crederci veramente.

Andando al programma ho visto di cattivo occhio il suo porre in risalto poi la moda e la questione settentrionale. Se vuoi davvero che l’Italia riparta devi fare le opere e dare respiro ai lavoratori e all’economia.

Alla fine ha affermato:

«Clandestini? Senza pietà! Prima gli asili e le case agli italiani.»

Non posso che essere d’accordo. Il ministro Amato e il ministro Ferrero hanno combinato uno sfascio totale con le politiche opposte che hanno portato avanti.I clandestini non possono essere resi addirittura migliori degli italiani. Si spendono miliardi per loro e non per le scuole, per la sanità, per il cittadino?

8 Commenti

  • Come no, una gran donna. Soprattutto perchè afferma che con i clandestini non si deve avere pietà. Ho capito bene? Quella ipocrita fascista che considera un embrione fecondato la VITA da salvaguardare ad ogni costo poi si accanisce coi bambini figli di immigrati irregolari! Nemmeno nelle religioni più mostruose le colpe dei padri ricadono sui figli! Ma questa è questione di umanità e di rispetto almeno per la propria specie. Persino gli animali fanno di meglio. Meno male che c’è il grande “cuore” di destra a salvare questo paese. Se poi di donna e mamma meglio ancora, e via con la retorica italiana che ci vede irrisi ormai da tutti gli altri paesi civili…
    Che schifo.

  • Non si è detto che non si devono soccorrere gli immigrati CLANDESTINI, si è detto che poi devono necessariamente essere riportati a casa.
    Si è detto che prima dei clandestini vengono gli italiani.
    Un clandestino viene senza permesso nel nostro paese. Che faresti se entrasse uno zingaro con il suo figlioletto neonato a casa tua e si appropriasse dei tuoi diritti sostituendo suo figlio al tuo all’asilo?

    Lo lasceresti fare, ne sono pienamente certo.

  • Sai cosa ti dico? Questo gioco del mettere tutti contro tutti a me non piace. La gente si sente meglio se trova un caprio espiatorio cui attribuire le proprie sofferenze. Non hai l’asilo per tuo figlio? Colpa di joseph, se sua madre non lo portasse all’asilo il posto suo toccherebbe a tuo figlio, e così via. Io sono per l’universalità dei diritti: case per tutti, istruzione per tutti, asili per tutti, lavoro per tutti, dignità di esistenza per tutti.
    E’ così difficile? Se poi mi chiedi chi deve pagare per questo io ti rispondo che nei paesi civili tutti pagano per i servizi, in relazione e in proporzione al proprio reddito. Ma sto parlando dei paesi civili, per il nostro la questione è evidentemente altra…

  • Nei paesi civili c’è un sistema per cui i cittadini, pagando le tasse in relazione al proprio reddito dichiarato, usufruiscono di servizi collettivi. In tali paesi i cittadini sono regolarmente registrati, al contrario dei clandestini che invadono un territorio governato da leggi concepite proprio dalla collettività che elegge dei deputati per legiferare queste ultime.

    Un clandestino è persona evidentemente indesiderata, altrimenti non si chiamerebbe così. Come tale deve essere riaccompagnato a casa propria e non essere mantenuto a spese della collettività, visto che non fa parte della comunità.

    I soldi non cascano dal pero, li dobbiamo sudare. La Repubblica Italiana è uno stato fondato sul lavoro e non certo sull’assistenzialismo verso il resto del mondo. L’utopia è quella di vedere un mondo fatto di rose e fiorellini dove tutti i clandestini sono persone rispettabili e per bene, magari pieni zeppi di figli a carico che la nostra patria deve per forza di cose mantenere fino ai 18 anni.

    Ma poi non è un gioco del tutti contro, sono i fatti. Non è che si può pensare che domani tutta la popolazione africana sbarchi in Italia per trovare condizioni migliori; semplicemente staremmo tutti male. Se vuoi che le cose migliorino devi lavorare senza troppe parole e discussioni. La Cina ha dimostrato questo assunto in pochi anni e ci sta mettendo in condizioni difficilissime. Fra poco ci saranno molti poveri italianissimi, altro che clandestini da curare e accogliere. Diamo aiuto alla nostra di gente prima di accogliere altri disperati.

  • 1) nel nostro paese c’è un livello di evasione fiscale unico al mondo. A danneggiarmi non è certo il bimbo nordafricano che frequenta l’asilo col mio (pure se irregolare) ma il dentista dietro casa che va in giro con la Jaguar e che ha un 740 da ridere. Come lui decine di migliaia di professionisti per i quali IO pago le tasse, altro che i clandestini…

    2) Sai perchè ci sono tanti irregolari? Perchè tanti vengono fatti lavorare in nero, proprio da quelle persone che prima si arricchiscono col lavoro degli immigrati, poi ne chiedono a gran voce l’allontanamento. Il motivo è semplice: più irregolari ci sono più il prezzo della mano d’opera in nero diminuisce, più si guadagna. E’ il senso ultimo della Bossi-Fini, il regalo alla piccola e media imprenditoria senza scrupoli del nostro paese in cambio di voti. E poi tutti in piazza contro l’immigrato ad invocare la Santanchè!

    3) Clandestino non è sinonimo di indesiderato.

    4) L’utopia non c’entra niente. E’ solo questione di correttezza intellettuale. Non scarico su altri i miei problemi, non cerco capri espiatori. Prima gli ebrei, oggi gli immigrati, domani saranno i post comunisti o gli insurrezionalisti o i laici o chissà cos’altro.

    5) Sta tranquillo, se le cose vanno avanti così saremo noi tra qualche anno che andremo con le valigie di cartone a cercare un futuro per i nostri figli in Africa, come abbiamo già fatto in altri tempi. E certo non per colpa degli immigrati ma di una classe dirigente incapace e lagata solo alla difesa dei propri interessi particolari.
    Ma voi continuate a fare finta di non accorgervene.
    E per finire chi è “la nostra gente”?
    Io non faccio parte della “tua” gente, ed immagino che la cosa sia reciproca. Quindi per favore, lasciamo stare pure sta menata…

  • 1) Puntare il dito sull’evasione fa evadere da qualsiasi discorso. Tutto può essere imputato all’evasione. Sull’avversione di questa piaga sociale si può costruire anche il più ardito teorema che confuti le proprie ipotesi. Non tiene il discorso che siccome c’è l’evasore allora può starci anche il clandestino.

    2) La Bossi-Fini consente all’immigrato di giungere sul suolo italiano legalmente ove sia comprovata la possibilità di avere un lavoro futuro.

    3) Se non hai il permesso e entri a casa di qualcuno sei desiderato?

    4) L’odio razziale non c’entra nulla. Non è una limitazione etnica ma solo un problema oggettivo. Non confondiamo ciò che viene affermato oggi con ideologie ormai presenti solo sui libri di storia che vengono sempre tirate in ballo solo per affermare le proprie tesi.
    Il problema dell’immagrazione è presente da moltissimi anni nei paesi più avanzati economicamente. Può essere risorsa solo dove controllato e regolamentato. Non si può accogliere chiunque è una questione facilmente dimostrabile con i soli conti dello stato alla mano.

    5) Io faccio parte della tua gente se tu hai un passaporto italiano come me. Noi ci riconosciamo per i valori costituzionali che ci accomunano. La voglia di non avere padri è così impellente per coloro che militano a sinistra? Tutto deve sempre e solo essere mirato a una contrapposizione ideologica ormai senza alcun motivo d’esistere?
    Io penso che se sei italiano, se hai avuto un’istruzione in Italia, se parli la mia lingua tu sia un mio fratello. Il nostro inno contiene delle parole abbastanza chiare in merito.

    Non penso che sia una menata visto che per queste cose si siano battute intere generazioni pagando con la prigione, l’esilio o la morte.

  • Il nostro inno è quello sabaudo e parla ad un’Italia risorgimentale. Nel mezzo intanto ci sono state due guerre mondiali, l’ultima delle quali ha visto i cosiddetti “fratelli” partigiani darsele di santa ragione coi fascisti. Mi dispiace se consideri i fascisti come fratelli solo perchè nati nello stesso paese, soprattutto dopo aver sbandierato i valori e i principi della costituzione. Alla fine è inutile polemizzare perchè è questa la differenza che ci divide. Per te i fratelli (nazionalisticamente) sono quelli che nascono all’interno del tuo stesso confine geografico. Per me sono coloro che condividono le mie stesse condizioni materiali e la possibilità di un ribaltamento degli storici rapporti di forza. Da qui si evince la differenza che abbiamo nell’approccio al problema.

  • La “signora” dice che la prostituzione è un mestiere e vuol far pagare le tasse alle mignotte. Bella idea!!!
    Io direi che, applicando i criteri per l’accertamento presuntivo di Visco, si potrebbe far pagare le tasse a tutte le donne, anche se non mignotteggiano: ad esempio in base alla lunghezza della gamba, o alla misura del reggiseno, che andrebbero accertate preventivamente da un apposito “ufficio mignotte” presso l’agenzia delle entrate. Potremmo stare a panza all’aria per vent’anni, noi uomini: la finanziaria si pagherebbe da se. Poi sparirebbero quelle cretinette moinose dalla TV, o almeno si taglierebbero un pezzo di gamba per pagare meno e si sgonfierebbero le pocce. Mica male l’idea …
    Solo che poi chi ha moglie dovrebbe pagare lui le tasse dell’accertamento presuntivo, e chi avesse anche figlie femmine o sorelle a carico andrebbe in fallimento, a meno che non mandi le sue donne a battere, anche se racchie.


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