Molti pensano che la Grasso sia una squilibrata. Ecco perché io non la vedo così, anzi al contrario.
Tutte le uscite della Grasso sono seguite dalla Stampa e dal pubblico, merito indiscusso del suo fare istrionico e particolarissimo e della sua abilità nel recitare. Si vede facilmente, infatti, che l’assessore alla Cultura e alle Belle Arti utilizza ogni mezzo, usuale ed inusuale, per attrarre il pubblico e la cittadinanza ad interessarsi ai problemi che altrimenti languirebbero dimenticati tra le scartoffie comunali di un assessorato che conta migliaia di opere d’arte, a volte anche trafugate o indebitamente vendute.
Io non sono un difensore della Grasso, ma considero il suo operato (nei fatti e non nelle interviste ad effetto) valido e meritorio. Il problema non risiede nell’assessore ma nel popolo, che scarsamente si interessa di problemi molto importanti, quali la cultura e l’arte. Il riflesso che essi hanno sulla vita e sull’economia è facilmente visibile attraverso una lettura dei dati relativi al turismo del più bel capoluogo di Provincia siciliano (Catania è più bella di Palermo, c’è poco da fare
).